
Josh McDermott; Ricercatore, Università del Minnesota,
15 maggio 2008
A cosa serve?
È facile spiegare la radice della maggior parte delle
inclinazioni umane bere, mangiare, parlare, far sesso ecc.
in termini di adattamento evolutivo. Listinto che porta
alla musica, altrettanto diffuso nella nostra specie, è,
e lo era anche per Darwin, avvolto nel mistero, non svolgendo alcuna
funzione evidentemente utile.
Alcuni studiosi pensano che le caratteristiche proprie della musica
si siano sviluppate come effetto collaterale di adattamento
partendo da funzioni sviluppate per altri scopi. Secondo questa
ipotesi di minimo la combinazione di un sistema auditivo genericamente
utile e necessario, di una propensione alla sintassi derivante dal
linguaggio e la sua similitudine con altri suoni di maggior rilievo
biologico concorrerebbero alla formazione di un sistema atto a dare
piacere e suscitare interesse nella musica.
Altri invece ritengono che la musica si sia sviluppata a complemento
di altre funzioni biologiche. Alcuni pensano sia un prodotto della
selezione sessuale, altri che la musica sia utile per le attività
di gruppo come la guerra o la religione, che la musica abbia preceduto
il linguaggio, che origini dalla sua funzione per tranquillizzare
i piccoli, ed altro ancora.
Tutti questi approcci hanno però il difetto di essere spiegazioni
ad hoc, data la penuria di dati utili per dimostrarle
o almeno definirne i limiti
Base genetica
Una base genetica sembra garantita dal fatto che,
pur con notevoli differenze, la musica è presente in tutte
le culture dellumanità e inoltre lo è sin dalla
prima infanzia. I neonati infatti presentano caratteristiche musicali
comuni a tutti, quali la sensibilità per le ninne-nanne,
la capacità di distinguere certi intervalli, certi cambiamenti
di ritmo, e altro. Questi caratteri sono quindi almeno parzialmente
ereditabili, pur essendo da dimostrare che siano specifici per la
musica. Se non lo fossero, la teoria delladattamento collaterale
ne risulterebbe indebolita.
In attesa di ulteriori esperimenti si suggeriscono pertanto due
obiettivi più modesti per proseguire.
Primo, ricercare la base genetica degli attributi della
musica, e secondo determinare se questi attributi sono condivisi
con altri aspetti del processo cognitivo Il linguaggio è
certamente laspetto conoscitivo più vicino, e le ricerche
dimostrano sempre più limportanza del battere questa
strada. Le ricerche neurologiche dimostrano che la zona del cervello
nota come area di Broca, che si ritiene presieda alle
funzioni sintattiche del linguaggio, sia attivata anche quando certi
accordi sono estranei al contesto musicale in cui si trovano, localizzando
forse la sede della grammatica musicale..
Se a un attributo musicale come la capacità di distinguere
cambi di altezza tra le note (intervalli) si sovrapponesse una funzione
di adattamento evolutivo quale la percezione dellintonazione
delle parole, ne gioverebbe la teoria della musica quale effetto
di adattamento collaterale.
Gli
altri animali
Le ricerche hanno chiarito che, a parte gli uccelli, le balene e
qualche altro caso gli animali non cantano e non hanno istinto per
la musica, in particolar modo per la percezione degli intervalli..
Finora gli studi si sono concentrati più sulle differenze
tra la nostra specie e le altre che sulle omologie. Ci si potrebbe
indirizzare di più a questi studi comparati esaminando altre
capacità musicali al di là della percezione degli
intervalli. Aspetti quali il ritmo e la metrica sono per lo più
ignorati e anche il numero delle specie esaminate è alquanto
scarso. Le scimmie antropomorfe, che hanno un apparato auditivo
quanto mai simile al nostro, sono state sinora trascurate. Occorre
ricordare che i dati comparativi sono in genere più utili
in caso di analogie piuttosto che di discordanze.
E quindi?
La musica è certamente una caratteristica universale
della specie umana, ed è una componente importante di tutte
le culture conosciute. Tuttavia essa non serve ad alcuna evidente,
incontrovertibile funzione, in aperto contrasto con tutti gli altri
comportamenti universali. È dai tempi di Darwin che si ricerca
una funzione di adattamento, ma sembra che non se ne esca con una
risposta convincente. Non vi è alcuna garanzia che si possa
arrivare a una teoria coerente sulle origini della musica, e a tuttoggi
non vi è alcun segno che il traguardo sia raggiungibile.
Lunica via è quella dellapproccio sperimentale;
la ricerca del nucleo innato del comportamento umano verso la musica,
delle caratteristiche uniche alla musica e lo studio dellorigine
di quelle caratteristiche che non lo sono.
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