
Nicholas Cook, Direttore Ricerche per la Storia e l’Analisi
della Musica Riprodotta, Università di Londra – 26 giugno 2008
Oltre la nota scritta
L’arte dell’esecuzione musicale si fonda su sfumature – valore delle note non esattamente cronometrico, formulazione dinamica, articolazione e timbro. L’interprete non segue regole codificate, va a orecchio, ma sono proprio queste sottili variazioni rispetto al rigo scritto che sono responsabili in larga misura della grandezza di un’esecuzione; inoltre sono misurabili. E la ricerca scientifica entra in gioco.
I musicologi durante il diciannovesimo secolo studiarono la musica, a partire dai testi antichi, con la metodologia della filologia, come se fosse una forma di scrittura. Le misurazioni della scienza non possono cogliere i valori qualitativi, ma i suoni che originano questi valori culturali possono essere esaminati con il metodo scientifico. Le considerazioni che seguono sono basate sull’esecuzione pianistica classica, ma il loro ambito è più generale, tendendo a combinare l’approccio scientifico e quello culturale,.
Ritardando, accelerando - crescendo, diminuendo
Mediante uso di simboli, e più recentemente di grafici lineari, è possibile mettere per iscritto questi aspetti essenziali dell’esecuzione musicale. Oltre le difficoltà tecniche coinvolte, si incorre nel difetto di supporre che lo scritto esaurisca il contenuto del brano, e qualunque suonatore di jazz sa quanto ciò sia insufficiente.
Da parte di H Honing e P Desain si è recentemente proposto di esaminare l’uso sia del tempo che della dinamica in funzione della struttura nota per nota, del manierismo del compositore e del fraseggio. Quest’ultimo è particolarmente importante nei romantici, specie in Chopin, e può assumere forma “gerarchica” potendosi estendere a periodi di 2, 4, 8 o perfino 16 battute. E opinione comune che il fraseggio costituisca buona parte dell’espressione dell’interprete.
I musicologi hanno sempre visto queste generalizzazioni con sospetto. C’è da dire che il modo con cui la musica viene interpretata varia nel tempo. L’ascolto di registrazioni dello stesso brano classico di interpreti famosi dagli anni venti a oggi ne dà una dimostrazione straordinaria. Si dimostra che la natura di ciò che chiamiamo musicalità è una variabile, per non parlare di culture diverse: gli stessi concetti di sfumature di tempo e dinamica presuppongono che lo scopo della musica sia di trasmettere delle emozioni, cosa del tutto sconosciuta, ad esempio, al tamburo giapponese taiko.
Musicista o imbianchino?
Vi sono in corso numerosi sofisticati programmi di software che impostano stili, cadenze, addirittura fraseggi e “firme” di musicisti, e permettono di fabbricarsi un’esecuzione riprodotta personalizzata.
Si sta persino parlando di stili di interpretazione, di momenti storici e luoghi di esecuzione dei migliori interpreti, per poter ascoltare concerti mai esistiti in realtà, o al limite mettere assieme un’esecuzione 50% Horowitz, 45% Benedetti Michelangeli e 5% Luisada! Il tutto come se si trattasse di mescolare dei colori base per un barattolo di pittura.
Ma un concerto non è un barattolo di pittura. È un’azione fatta da uomini in un certo tempo e in un certo posto e in presenza di altri esseri umani. Altrettanto vale per le registrazioni, anche se in questo caso interviene una manipolazione tecnica che a volte diventa prevalente. Vi è comunque sempre un evento sottostante: se si toglie alla musica questa immediatezza di comunicazione la si rende simile ai mondi virtuali che nulla sarebbero senza la presenza umana dietro agli avatar e alla nuvolette.
Alla ricerca del senso della musica
Un concerto è più della comunicazione relativa alla struttura di un lavoro. Il solo fatto dell’esecuzione garantisce la comunicazione di un contenuto, sia che si tratti di Madonna, Miles Davis o Glenn Gould. L’avvento del DVD aggiunge, con la visione, emotività all’ascolto. La gestualità di pianisti come Sakalov comunica valori culturali che non possono essere misurati. Come molti russi, Sakalov si basa sul fraseggio, più che sull’analisi nota per nota, rendendosi capace di esibizioni coreografiche senza perdere il filo musicale.
Per lo studioso tuttavia programmi di software come “Director Music” o “CHARM” possono essere di grande aiuto. Essendo basati su stilemi prefissati permettono l’analisi delle divergenze tra essi e quanto effettivamente suonato, sono in grado di guidare l’orecchio alla coscienza e quindi all’apprezzamento di tali qualità e portare a un ascolto più intenso e critico.
Per concludere: l’approccio scientifico e quello culturale possono utilmente convivere. Si tratta pur sempre, però, di linee parallele ma non convergenti verso una teoria unificata.
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