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Laurel Trainor, Direttore Institute for Music and
the Mind
Università McMaster, Hamilton, Ontario, Canada
La musica nasce nel nostro cervello, è eseguita mediante
il nostro corpo, percepita dai nostri organi di senso e interpretata
dal nostro cervello. La musica quindi è soggetta sia alle
limitazioni proprie del nostro sistema nervoso che ai più
severi limiti del nostro apparato auditivo.
Durante l'infanzia ciascuno dei miliardi di neuroni del sistema
auditivo forma migliaia di collegamenti con altri neuroni, Queste
reti si formano, si accrescono, vengono selezionate e si consolidano
al fine della creazione di un sistema auditivo efficiente mediante
un processo che, se da un lato è geneticamente controllato,
dall'altro è profondamente influenzato dall'esperienza individuale.
Il ritmo
Malgrado sia vero che la musica ci spinge a muoverci a tempo, rimane
il fatto che il movimento si è evoluto per primo.
Dati i numerosi collegamenti che il cervello ha sviluppato tra le
aree motorie e auditive, consegue che il modo con cui ci muoviamo
influenza il modo con cui percepiamo il ritmo.
L'esperimento dimostra che una serie di sei suoni di eguale intensità
viene percepita di fatto o come tre serie da due (come in una marcia)
o come due serie da tre (come in un valzer).
Se si considera che il sistema vestibolare che presiede all'equilibrio
ha radici primordiali e ha un ruolo fondamentale nell'integrazione
tra movimento e ritmo, si può ritenere che la musica e la
danza si siano evolute contemporaneamente. Una stimolazione alternata
del nervo vestibolare, ora a destra e ora a sinistra dà la
sensazione che la testa si muova da un lato all'altro. Questa stimolazione
è sufficiente, a seconda che avvenga ogni due od ogni tre
suoni, a far decidere tra la marcia e il valzer.
La musica occidentale tende a usare strutture ritmiche semplici.
Quella di altre culture utilizza strutture più complicate,
come la contrapposizione di gruppi di sette suoni contro gruppi
di cinque. I neonati sono in grado di avvertire tali strutture ritmiche
complesse, ma perdono rapidamente questa capacità entro l'anno
di vita se non vengono esposti a questi ritmi.
La sperimentazione musicale del ventesimo secolo, basata sul ritmo
più che sulla melodia, che ha permesso di incorporare nella
musica ritmi provenienti da molte parti del mondo, deve il suo successo
alla nostra abilità di gestire il ritmo. La ricchezza ritmica
di compositori come Gershwin, Stravinsky e Bartok dà alla
loro musica un ascolto che Nono e Dallapiccola non hanno.
Le note
Consideriamo l'uso, quasi universale, dell'antitesi consonanza/dissonanza
quale principio organizzativo; l'uso delle scale formate da sequenze
di poche note ripetute a intervalli di ottava; la presenza di almeno
due intervalli di diverso valore lungo la scala che permette la
modulazione di intervalli e funzioni tonale quali "tonica"
e "dominante" nella scala diatonica occidentale Tutte
queste varianti nell'altezza delle note sono legato al modo con
cui il nostro sistema auditivo identifica e separa i suoni.
Le dissonanze nascono dalle vibrazioni delle membrane nella coclea
e dagli impulsi trasmessi delle fibre nervose ivi collegate. L'altezza
di una note è data dalla sua energia e dai multipli - le
armoniche - di una frequenza fondamentale. Due note di un accordo
contenenti armoniche troppo vicine producono interferenza nelle
membrane e danno la sensazione della dissonanza. Si tratta di un
processo che dipende anche dalla distanza nel tempo tra le note;
stimoli consonanti e dissonanti producono impulsi differenti delle
fibre nervose al cervello. Un matematico direbbe che il nostro sistema
auditivo è in grado di fare dell'analisi di Fourier.
Le emozioni
Il flusso dei suoni determina in parte le emozioni che ne derivano.
L'alternanza tra consonanze e dissonanze è spesso determinante:
le dissonanze sono a volte molto belle, e la loro risoluzione in
consonanze quanto mai gratificante. I compositori possono ignorare
queste basi fisiologiche - consonanze/dissonanze e le scale quali
fondamenti del processo cognitivo musicale - ma nel far ciò
richiedono all'ascoltatore uno sforzo maggiore. Pierre Boulez, grande
assertore della musica seriale, che nega il valore delle forme tonali
e ritmiche del passato, interrogato circa lo scarso successo della
stessa, ebbe a dire in tarda età "...beh, forse non
abbiamo tenuto abbastanza conto del modo col quale la musica è
percepita dall'ascoltatore".
L'esperienza
Durante i primi anni di vita i bambini apprendono l'organizzazione
tonale dei vari tipi di musica prodotti dalla cultura in cui vivono,
e da allora in poi filtrano l'ascolto con il crivello della conoscenza
così acquisita. Anche chi non ha alcuna familiarità
con la musica acquisisce in occidente una conoscenza istintiva della
scala maggiore; non sanno però, apprezzare variazioni all'interno
della scala, dato che non vi è contraddizione con la loro
conoscenza di quali note appartengono alla scala e quali no. I neonati,
d'altro canto, non sanno ancora inquadrare la musica all'interno
di una particolare scala, ma distinguono variazioni che violino
la struttura delle scale in generale.
La musica occidentale è dominata dalla sua struttura armonica,
intesa come sequenza di accordi che si susseguono secondo regole
sintattiche. Questo fenomeno è raro in altre culture, e comunque,
a meno di una specifica educazione musicale, la percezione della
struttura armonica non emerge nei bambini prima dei cinque anni
di età.
Conclusione
L'organizzazione della musica dipende dalla nostra biologia. I limiti
del nostro sistema nervoso indicano quali musiche siano più
o meno facili da capire e imparare, dando origine ad alcune caratteristiche
quasi universali nella musica del globo.
Quando una musica non segue la dinamica dissonanza/consonanza e
non rispetta criteri tonali diventa difficile da capire, e per molti
lo sforzo ne oscura il godimento.
Allo stesso modo una musica troppo semplice e prevedibile può
risultare noiosa.
La flessibilità del nostro sistema auditivo e la nostra
capacità di imparare dall'esperienza permettono la continua
invenzione di nuove forme musicali e il conseguente cambio nel gusto
degli ascoltatori. La prima del balletto di Stravinsky "La
sagra della primavera" causò un tumulto, e la Terza
di Beethoven fu giudicata incomprensibile dai critici. Non sono
ancora cambiate nè la nostra eredità evolutiva, nè
la struttura dei nostri organi di senso, nè il nostro modo
di classificare le informazioni sonore e la nostra risposta viscerale
alle caratteristiche del suono che scatenano il potere emotivo che
la musica ha nella nostra vita.
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